
Un'avanguardia
culinaria definisce una nuova geopolitica attraverso l’alimentazione, il lavoro
della terra e il desiderio dei corpi
Indovina
chi viene a cena
Slow Food, una rieducazione estetica e politica incentrata sul
cibo e sulla gastronomia.
(foto: Barbara Falcone - barbarafalcone.wordpress.com)
Il Salone del Gusto e Terra Madre, manifestazioni torinesi organizzate da Slow Food, hanno
chiuso da poco i battenti e i dati sull'affluenza parlano di un enorme successo: 200.000 visitatori
in cinque giorni. Vale dunque la pena approfondire la lettura di un fenomeno -
Slow Food - che da oltre vent'anni incarna la possibilità di una dimensione che
superi il sistema ipercapitalistico in cui viviamo. Come un'avanguardia, Slow
Food ha intravisto i possibili futuri che il nostro tempo, nella sua
direttrice, può generare e ha tentato di dare risposte in grado, nel presente,
di riaccendere la passione per il mondo circostante. Per capire a fondo in che
modo tutto ciò sia stato possibile è necessario compiere un passo ulteriore per
mettere a nudo le nervature e i meccanismi del complesso dispositivo filosofico
che è Slow Food.
Il punto di partenza per analizzare il pensiero e le pratiche del movimento nato a Bra è, inevitabilmente, la rivendicazione delle ragioni del cibo e del piacere. Lungi dal rappresentare un’istanza di edonistico disinteresse, la centralità di queste due realtà rimanda piuttosto alla necessità di ripensare l’uomo come essere desiderante e ontologicamente indigente. Di fronte a una globalizzazione che ha ridotto il mondo a un unico immenso mercato, in cui l’essere dell’uomo è inchiodato al consumo come stadio ultimo del desiderio, Slow Food ha seguito una strada precisa e impegnativa: destare gli individui dallo stato di torpore, attraverso una rieducazione estetica e politica incentrata sul cibo e sulla gastronomia. Il tentativo di scrivere un discorso antropologico in cui l’uomo cessa di essere alterato dai dispositivi economici della globalizzazione costituisce l’asse portante che riesce a tenere insieme la carica critica ed eversiva del movimento con il suo versante prefigurativo, utopico. Gran parte del successo che Slow Food è riuscito a guadagnare sta proprio nell’avere identificato i punti critici del sistema economico globale (squilibrio nella distribuzione delle ricchezze, standardizzazione del gusto ed esplosione del problema alimentare, incuria nei confronti dell’ambiente e della terra) e nell’avere delineato così uno spazio nuovo in cui la traiettoria etica, la traiettoria estetica e la traiettoria economica riescono a raggiungere una conformazione ecologica che tiene insieme globale e locale, consumo e produzione, passato e futuro.
Cibo, piacere, antropologia sono i concetti chiave che fanno del movimento di Carlo Petrini una filosofia totale, probabilmente l’unica emersa nell’età postmoderna e del pensiero debole. Il discorso slowfoodiano sembra aver fatto i